|
Che
dire dei bassi che hanno caratterizzato quello che molti audiofoli,
nonchè addetti ai lavori chiamano il tipico sound duraniano
(per fortuna almeno un'etichetta adeguata riguardo i dd).
John Taylor in una vecchia intervista, tenutasi nella terrazza
del suo ex appartamento davanti al Central Park di New York a
metà anni '80 disse: "Abbiamo prima imparato a vestirci,
poi a suonare". Oltre al suo difetto dichiarato (un neo nel
collo!) la sua ovvia falsa modestia mi fa pensare che laddove
galleggia costantemente un pò di autoironia si cela una
certa dote che ahimè la critica preferisce non cogliere
quasi mai, o al massimo coglierla e rigirare il coltello dalla
parte del manico per affondarlo a proprio piacimento. Io non credo
che i dd abbiano avuto meno a che fare con la musica nei loro
primi anni per lasciare spazio al look, anzi, i primi loro album
sono diventati storici non solo perchè "primi"
ma per la qualità e l'originalità che ancora oggi
ricordiamo come matrice musicale dei tanto discussi ma anche tanto
osannati anni '80.
Ma torniamo al dunque: i bassi di John, principalmente quelli
utilizzati dal vivo.
Sostanzialmente dagli anni '80 ad oggi credo che i suoi gusti
si siano incentrati circa su 6 marche di basso differenti, anche
se lo si è visto con decine di bassi dei più svariati,
sia di marche che per specifiche, acustici compresi.
A cavallo tra i '70 e gli '80 ha iniziato con un basso battente
bandiera inglese, il Wal, forse anche per la sua ammirazione di
un "utente" eccellente come Mick Karn (ex Japan). Ovvio
che alle prime armi decidi di scopiazzare qualche idolo, almeno
nella scelta dello strumento più che per la giacca. Ma
le prime armi del Taylor in questione in realtà non le
giudicherei propriamente "prime armi", i suoi bei giri
di basso erano già un bel sentire fin dal primo disco ufficiale.
Brani come Night Boat e Anyone Out There ne sono un bel esempio.
Dal 1982 al 1985 John cambia marca e decide di suonare un basso
che diventerà storico sotto le sue dita: l'Aria Pro II.
Un basso made in Japan ma dal sound funky alla Chic e specifiche
adibite alla dance. Ne nascono linee indimenticabili come quelle
di Rio, e si presta maggiormente alla tecnica dello slap&popping
usata lievemente in brani come My Own Way, Wild Boys, New Religion,
etc. Nella tourneè di Arena, per citarne una famosa, lo
sfoggia in primi meritatissimi piani.
Sempre nel 1985, in una passeggiata in New York City, davanti
ad una vetrina John scorge un basso che lo affascina dapprima
per la sua linea ergonomica ed originale, entra nel negozio e
ne esce con quello che sarà il basso con il quale comporrà
i seguenti 3 album per intero: The Power Station, Notorious e
Big Thing. Quel basso è il Philip Kubicki Factor, made
in U.S.A. e lo ordina in 5 colori diversi. Un basso esteticamente
tra i più belli in circolazione, che John indossava come
un vestito talmente si sposavano bene il soggetto con l'oggetto.
Lo battezza per bene incidendo per primo l'album dei Power Station
sotto la supervisione del maestro del funky-dance Bernard Edwards.
Assieme all'Aria è forse il basso che ha utilizzato maggiormente
dal vivo, tra tournèe sia con i Power Station che con i
Duran, fino al Big Thing Tour.
Nei primi anni '90 decide di accasarsi al sicuro come un viveur
che si sposa e lascia il Kubicki per rassicurarsi ad un classico
ma sempre affidabile Fender Precision da cui partorisce album
come Liberty e il Wedding Album. Ma non ha ancora le idee chiare
e lo si vedrà con a tracolla diverse marche.
Nella seconda metà degli anni '90, lontano dai Duran passa
ad un banalissimo e misero basso Gibson tutto "payettato"
che lo accompagnerà fedelmente nella carriera solista live.
Lo alternerà ad un più meritevole Peavey Cirrus
4 (ora possiede il 5) il quale, quest'ultimo, si porterà
in spalla fino ai giorni nostri; lo utilizzerà anche in
tournèe con i Neurotic Outsider. Le ultime tournèe
nippo-americane sono prevalentemente marcate Peavey, con un breve
ritorno di fiamma dell'Aria.
Invece nelle registrazioni dell'album Astronaut oltre al Peavey
made in U.S.A. ha utilizzato anche lo Status: un ritorno forse
al made in England??
|